Podcast 2020.

Podcast Saga: la rivoluzione è alle porte anche qui in Italia? Dal 2005 ad oggi è cambiato tutto e il mercato italiano sembra finalmente pronto alla svolta.

Condividi!

Dopo tanto parlare, la rivoluzione è davvero iniziata anche qui da noi? Le opportunità e i rischi per i piccoli produttori, le sfide dei grandi.

Un po’ di storia

Faccio podcast dal 2005 (nda: sì, non 2015, ma 2005), da quando venni folgorato dallo standard RSS e la possibilità di includere contenuto audio/video e distribuirlo in maniera pratica, veloce, seamless su potenzialmente qualsiasi macchina, device, reader.

Erano i tempi di MTV: ero fortunato perché si producevano molti contenuti anche già digitalizzati. Il primo esperimento fu una intervista a Federico Zampaglione dei Tiromancino della quale avevamo il video e dalla quale presi il solo audio per vedere come “suonava”. Not bad. Ma il contenuto più fico lo facemmo con MTV Storytellers Jovanotti: più di due ore di storie raccontate da Lorenzo sul suo modo di scrivere le canzoni con in più qualche piccolo brano cantato in acustico (di cui avemmo la necessità certo di negoziare i diritti con la label) che davano un tocco di colore unico e originale al podcast. Da lì via via con mille altri podcast, da show musicali, eventi live, talk show ma tutti pensati come derivazione del principale contenuto. Un po’ come gli show radiofonici.

Sono dovuti passare anni da allora per iniziare a sentire parlare di contenuti originali, serie, fiction, podcast nativi e soprattutto abbiamo dovuto ascoltare grandi storie che sono diventati grandi successi mediatici, per tornare a respirare quell’aria di sperimentazione e passione per questo medium che nuovo non è ma che sta vivendo la sua seconda golden age.

E oggi il panorama della produzione e distribuzione di podcast è rivoluzionato, se lo guardiamo comparato al 2005.

I big in campo

Nuove piattaforme sono entrate nella filiera e stanno velocemente conquistando nuove fette di mercato, un tempo praticamente appannaggio di Apple. Amazon con Audible, Google con Google Podcasts, Spotify, si sono affacciati sul mondo del podcasting in modo deciso. Spotify, addirittura, facendone una leva core del proprio business per i prossimi anni (il business della musica non è così redditizio considerando il 75cent per euro che devono restituire ai legittimi rightholders).

Negli ultimi anni abbiamo però assistito a una moltiplicazione dell’offerta di contenuti originali di grande qualità per merito di content providers che hanno saputo cogliere l’essenza e i bisogni del pubblico: parlo di Gimlet, ad esempio che ha prodotto show quali Homecoming che sono diventati delle serie tv e che hanno procurato loro l’interesse di Spotify che li ha acquisiti. Ma anche Radiotopia (personalmente adoro Roman Mars e 99% Invisible), Panoply Media, WBEZ, Endeavor e altre. Qui una lista non esaustiva ma abbastanza completa

Il mercato italiano

E l’Italia? Beh, anche l’Italia si è data da fare in questi ultimi due anni. Abbiamo visto la produzione di un podcast di successo come Veleno, prodotto da GEDI, ma soprattutto abbiamo assistito alla nascita di publisher che stanno producendo tanti podcast e anche di grande qualità. Ad esempio, storielibere.fm, il progetto di Rossana de Michele e Gianandrea Cerone, produttori di una hit come Morgana, il podcast tutto al femminile firmato da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Il gorilla ce l’ha piccolo di Vincenzo Venuto, F***ing Genius di Massimo Temporelli, Romantic Italia di Giulia Cavaliere e molti altri.
Piano P di Carlo Annese, dopo essersi distinta per la produzione di ottimi podcast giornalistici quali Risciò, Da Costa a Costa, è diventato il punto di riferimento per la produzione di podcast per la piattaforma Storytel.

Non vorremmo perdercene nessuno ma ci teniamo a sottolineare i prodotti di Querty (Senza Rossetto), Gli Ascoltabili (Demoni Urbani), Il Fenomeno e i suoi podcast di sport, ForTune.fm di Francesco Tassi che ha realizzato un branded podcast per MINI (Prime Svolte).

Senza contare i numerosi indipendenti (es. 731 LAB con podcast per bambini come Rockteller e di sport come Il Trequartista con Giorgio Terruzzi e Carlo Pastore) e i publishers tradizionali che hanno iniziato a produrre i propri podcast estendendo la propria offerta di contenuti multicanale (es. Vanity Fair, Disney).

Insomma, come si può capire tanto si sta muovendo e tanto si muoverà nel prossimo futuro quando altri grandi si affiancheranno ai grandi esistenti (Audible, Storytel) per iniziare a diventare veri e propri content network: e via a nuove risorse sul mercato, nuove piattaforme e tanta comunicazione che farà bene a tutto il movimento incrementando il livello di attenzione da parte del pubblico e conseguentemente da parte dei brand. Pensiamo, ad esempio, a Spotify che, oltre alle acquisizioni fatte nel corso dell’anno per un valore superiore ai 500 milioni di dollari (Parcast, Gimlet e Anchor), ha iniziato a mettere sotto contratto personalità quali Barack Obama per produrre il proprio podcast da distribuire in esclusiva sulla piattaforma.

Arrivano gli Originals e gli Exclusive

E sarà proprio questa corsa alla produzione di contenuti originali ed esclusivi che provocherà il primo scossone nel settore. Tanti piccoli audioblogger, che oggi definiamo podcasters, non avranno la forza probabilmente di superare il clutter e raggiungere livelli di attenzione tali per restare sul mercato. Prevediamo un mercato, ora super polverizzato, che andrà progressivamente a concentrarsi nelle mani di 4-5 grandi network (un po’ come sta succedendo nel mercato delle piattaforme video OTT). Detto queste, le opportunità per chi saprà sviluppare contenuti interessanti, originali e di qualità rimarranno intonse, anzi si moltiplicheranno. I big si stanno strutturando anche nei mercati più piccoli ed è facile prevedere che le risorse iniettate sul mercato alzeranno l’asticella della qualità, con grande beneficio per le orecchie di tutti noi.

Ma un punto sarà comunque fondamentale nello stabilire la qualità del contenuto: la community che il podcast e il podcaster quindi avranno saputo generare. L’influencer marketing mostra i primi segni di cedimento mentre le community restano forti: il podcast è un ottimo strumento per costruire e sostenere community proprio per l’intrinseca intimità che crea tra chi racconta e chi ascolta.

The most distinctive thing about podcasts is the more intimate relationship between creator and listener that they enable. A radio broadcast reaches large numbers of listeners simultaneously, many of them not giving the programme their undivided attention. Most podcasts, on the other hand, are heard via headphones so the producer has a different relationship with the listener. You have to choose what you’re going to hear rather than just accepting what the station transmits. And while you may be doing something else at the same time – walking, jogging, exercising, washing-up, cooking, whatever – the audio signal is no longer just background noise: it’s coming straight into your ears. This means that podcasting has a higher cognitive bandwidth than broadcasting, and so can often convey more intellectually challenging ideas and content.

Un altro spunto interessante che ci arriva dagli States con l’esempio di Homecoming, è anche l’opportunità di testare serie tv in podcast a costi infinitamente minori e provarne lo sviluppo per le OTT in un secondo momento. Alcuni content network quali Gimlet hanno ad esempio sviluppato una divisione interna chiamata Gimlet Pictures che si occupa esclusivamente degli adattamenti per la TV.

Insomma, il 2005 sembra un secolo fa e questo è il miglior momento possibile per sviluppare podcast e provare a creare un’offerta di contenuti che rispondano sempre più alle esigenze di audio entertainment delle persone che hanno ancora un po’ di tempo libero dagli schermi nel corso della giornata (circa 2 ore e mezza dice uno studio). Senza poi contare il boost che la tecnologia darà in termini di pervasività delle possibilità di ascolto: prendete per esempio gli smart speakers. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
[wpgmza id="1"]
[contact-form-7 id="135" title="Contact form 1"]
shares